Lavoro: studio ASFOR-INAZ
Middle Manager più esposti a stress e pressioni

Studio ASFOR·INAZ nel ventennale della Piccola Biblioteca d’Impresa: “Schiacciati tra vertici e team, i capi intermedi, tra i 40 e i 50 anni, hanno responsabilità piena sui risultati, ma poca autonomia. In loro soccorso arriva l’Intelligenza Artificiale, che sposta il valore sul fattore umano”. Linda Gilli, presidente di INAZ e Cavaliere del Lavoro: “Il Middle Management è la spina dorsale dell’organizzazione”.

Milano, 25 giugno 2026. I manager di livello intermedio, in particolare quelli tra i 40 e i 50 anni, sono oggi tra le figure più esposte a stress e pressioni organizzative nelle aziende. È quanto emerge dalla ricerca “Middle management: un ruolo in trasformazione”, realizzata da ASFOR e INAZ con la collaborazione del Gruppo Summit,  presentata oggi a Milano durante l’evento “Yes, in medio stat virtus!”, organizzato in occasione dei vent’anni della Piccola Biblioteca d’Impresa INAZ. Secondo lo studio, basato su 37 interviste, tre focus group e una successiva rilevazione che coinvolgerà circa 300 manager, il middle management vive una condizione di “schiacciamento” tra vertici aziendali e team operativi. Ai capi intermedi vengono attribuite responsabilità piene sui risultati, ma spesso senza un corrispondente livello di autonomia decisionale e con un riconoscimento limitato del lavoro svolto.

La ricerca rivela che il cosiddetto middle management, ossia il livello che traduce la strategia in azione e fa da ponte tra Generazione X e Millennial), è composto dalle figure che attraversano il momento di maggiore difficoltà in azienda al tempo dell’Intelligenza artificiale (IA), che tuttavia potrebbe trasformarsi in fattore promozionale. Manager che risultano schiacciati, stressati, ma sono preziosi. La metafora che torna in tutte le interviste è lo “schiacciamento”: una posizione tirata dall’alto e dal basso e stretta anche tra generazioni e culture del lavoro che faticano a parlarsi. Lo studio – 37 interviste tra middle manager, responsabili HR e vertici, più tre focus group e una fase in arrivo su circa 300 manager – individua due squilibri: responsabilità piena sui risultati a fronte di un’autonomia limitata, e uno scarso riconoscimento, con i meriti spesso attribuiti al vertice.

Cambia anche il mestiere del middle manager: da esecutore tecnico a “integratore” che tiene insieme strategia, persone e tecnologia, con la gestione delle persone che assorbe ormai gran parte del tempo. A pesare è soprattutto una “solitudine nel ruolo”, l’assenza di qualcuno con cui condividere la fatica della posizione intermedia. E sull’IA lo studio rovescia la lettura più diffusa: il valore del manager non viene eroso, ma spostato verso ciò che resta umano – porre le domande giuste, interpretare il contesto, tenere insieme le persone.

Da qui l’indicazione di fondo: la trasformazione del middle management non può essere separata da quella dei vertici e va accompagnata ripensando a come si selezionano, si valutano e si promuovono questi manager. È su questo terreno che si colloca anche l’offerta INAZ: tecnologie AI e data driven, consulenza e formazione a supporto di HR e manager, per rafforzare la capacità delle organizzazioni di selezionare nuovi talenti, gestire i percorsi di valutazione del personale oltre che leggere dati e contesti HR.

 “Il middle management è la spina dorsale dell’organizzazione: senza, le strategie restano sulla carta e le tecnologie non producono valore. Investire su questo livello è una scelta strategica prioritaria” dichiara Linda Gilli, presidente di INAZ e Cavaliere del Lavoro. Sul tema sono intervenuti, tra gli altri, Elsa Fornero, Umberto Bertelè, professore emerito del Politecnico di Milano, e Marco Vergeat, presidente ASFOR, nel dibattito moderato dal giornalista Frediano Finucci. La direzione indicata è unanime: alle competenze tecniche, indispensabili ma non più sufficienti, vanno affiancate quelle relazionali, gestionali e di pensiero strategico.

L’appuntamento ha coinciso con i vent’anni della Piccola Biblioteca d’Impresa INAZ (2006–2026), la collana che da due decenni promuove una cultura d’impresa fondata sulla conoscenza, sulla responsabilità e sul valore per le persone. Un filo che lega il convegno al messaggio della ricerca: riconoscere la complessità del ruolo, anziché prometterne una semplificazione che le imprese non sono in grado di mantenere.

 

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