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Cosa fa un manager per cavarsela nell’epoca dei grandi ossimori?

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Nella nostra epoca degli ossimori, così complessa e schizofrenica, ai manager servono nuove competenze.


I nostri tempi sono caratterizzati da grandi ossimori socio-economici che generano schizofrenie e frustrazioni. L’ossimoro è un’espressione che accosta due termini di senso contrario: ghiaccio bollenterumore assordantecaos calmo. I due grandi ossimori odierni sono l’incertezza, vale a dire l’essere precari e vulnerabili, e la complessità, e cioè l’instabilità e l’imprevedibilità della convivenza umana.
Per dare senso al non senso, per valorizzare gli aspetti positivi e depotenziare quelli negativi, i manager devono sviluppare nuove competenze. Devono dotarsi di immaginazione, capacità di trasformare l’imprevisto in azione costruttiva. Avere una visione multidimensionale dei problemi, capace di superare atteggiamenti radicali come “o bianco o nero”. Trovare un equilibrio tra flessibilità e rispetto delle regole, collaborazione e competizione, indipendenza e gerarchia, stabilità e rischio, specializzazione e versatilità.

Il sentimento etico personale e l’orientamento al servizio per le collettività sono le fondamenta sulle quali i manager possono costruire credibilità e coerenza, perché, come diceva la scienziata Marie Curie: «Nella vita non c’è nulla da temere, bisogna soltanto capire».

Per approfondimenti leggi qui l’intero articolo di Stefano Greco, Il manager nell’epoca dei grandi ossimori, tratto da L’informatore Inaz.