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L’economia del talento e del lavoro: «I denari del sacrestano cantando se ne vengono e cantando se ne vanno»

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C’è differenza tra il denaro frutto di donazioni o speculazioni e il denaro frutto del lavoro. Solo questo è autentico valore.


Li dinari di lu sagristanu cantannu vennu e cantannu si nni vannu.
Continuando la nostra passeggiata nel Vicolo dei Proverbi a Calatafimi, in Sicilia, incontriamo questo antico detto. Il proverbio contrappone la volatilità dei facili guadagni, derivati da elargizioni o speculazioni, alla sicurezza del denaro conquistato con la fatica. Sembra creato apposta per criticare le avventure del capitalismo finanziario.
Emerge la distinzione tra la ricchezza che è frutto di giochi speculativi, di abuso di potere e che, quindi, danneggia gli altri e quella che è frutto di un valore aggiunto. L’imprenditore costruttivo e benefico riconosce la necessità del denaro, ma non ne fa un traguardo, semmai un mezzo, che richiede talento creativo e fatica, e l’orgoglio della propria sollecitudine.
Già nel 1240 il giurista e teologo Albertano da Brescia, nel legittimare l’attività imprenditoriale, avvertiva: «Et (dunque) secondo natura fatti ricco, dando salvamento alla povertà… Temperatamente, addunque, senza fretta, quasi per non sapere sono da acquistare le ricchezze temporali… le ricchezze affrettate si distruggeranno».
L’economia imprenditoriale e il lavoro professionale producono una ricchezza che non proviene dal capitale, ma dall’inventiva e dall’impegno dell’uomo.

Per approfondimenti: I proverbi di Calatafimi, di Marco Vitale e Giovanni Spanò, Piccola Biblioteca d’Impresa Inaz 2008.