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Formazione o incentivo?

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Scalate in montagna, equitazione, regate, orientamento nei boschi, teatro, yoga... Sempre e comunque formazione, oppure a volte si tratta di veri e propri incentivi?

La formazione esperienziale raccoglie tutte quelle attività outdoor contrapposte all’indoor tradizionale, rappresentato dall’aula e dal classico cognitivo. All’inizio la formazione outdoor nasce come diversivo, si sviluppa come attività integrativa/complementare all’aula e matura come un paradigma metodologico autonomo, vero e proprio strumento di sviluppo di competenze.
Tuttavia, la formazione esperienziale ha senso solo se contribuisce a migliorare concretamente le condizioni quotidiane, anche emotive, delle persone sul lavoro. Se non ben progettati e ben condotti, gli outdoor rischiano di generare problemi di natura tecnica (scollegamento e incongruenza di strategie, finalità, tipologia di partecipanti e pessima gestione del debriefing) e anche concettuale (sperimentalismo dei responsabili del personale e/o idea di usare una “bacchetta magica”).
In certi casi sarebbe più appropriato considerare le attività esperienziali outdoor alla stregua di un incentivo o un viaggio-premio. Così scollegarsi dall’azienda e dalle preoccupazioni inerenti il lavoro diventa pienamente legittimo, così come rivendicare il valore di rigenerazione e ricarica di energia positiva.

Per approfondimenti leggi qui l’intero articolo di Stefano Greco, Formazione esperienziale o incentivo?, tratto da L’informatore Inaz.