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Consumo e investimenti: «Chi pensa solo a ingrassare non accumula»

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L’imprenditore che produce, crea, innova e rischia è costruttore di benessere pubblico perché genera ricchezza e valori condivisi, a vantaggio della collettività.


Cui fa carni, nun fa robba.
Passeggiando nei vicoli di Calatafimi, si incontra questo antico proverbio siciliano che nella contrapposizione tra il concetto di investimento (robba) e quello di consumo (carni) illustra bene un archetipo dell’etica capitalistica di Max Weber. Per meglio interpretarlo, ci affidiamo alle parole di George Gilder: «Gli imprenditori comprendono la realtà inesorabile del rischio e del mutamento. Essi iniziano risparmiando, rinunciando al consumo non per creare una ricchezza succedanea, ma per ottenere i mezzi necessari a una vita di rischi e di opportunità produttive. La loro massima aspirazione non è il denaro da sperperare in consumi, ma la libertà e il potere per tradurre in atto le loro idee imprenditoriali».

Attraverso il capitale, l’imprenditore realizza la propria creatività e al contempo qualcosa che si ripercuote beneficamente sulla società. L’impresa diventa come un essere vivente su cui l’imprenditore investe il suo lavoro, l’orgoglio, desideri e preoccupazioni. Il profitto, quando non è fine a se stesso, diventa un metro del successo. Il liberale Einaudi sosteneva che un’economia seria è sempre anche sociale. Attraverso la soddisfazione del cliente, l’impresa risponde a una finalità di natura sociale e alla funzione civile di produrre ricchezza e creare valore.

Per approfondimenti: I proverbi di Calatafimi, di Marco Vitale e Giovanni Spanò, Piccola Biblioteca d’Impresa Inaz 2008.