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Congedo di maternità in caso di parto fortemente prematuro



Con la Circ. n. 69/16 l’Inps fornisce indicazioni circa i casi di parto prematuro in relazione alla durata del congedi di maternità, come previsto dal nuovo art. 16 del TU sui congedi

Il decreto legislativo numero 80 del 2015, modificando molte disposizioni del testo unico sulla tutela della genitorialità, ha introdotto rilevanti novità con lo scopo di favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei genitori lavoratori. Tali norme, in vigore dal 25 giugno dello scorso anno, sono state originariamente introdotte in maniera sperimentale, ed in seguito sono state rese permanenti dal decreto legislativo numero 148 del 2015.
Con la circolare numero 69 del 28 aprile 2016, l’Inps è intervenuto sulle novità riguardanti l’astensione obbligatoria nei casi di parto prematuro, fornendo le istruzioni operative per la gestione della nuova disposizione contenuta nell’articolo 16 del Testo Unico.
Viene, infatti, previsto che la durata totale del congedo di maternità possa superare i 5 mesi nel caso in cui il parto avvenga prima dell’inizio dei due mesi di astensione ante partum. Quando tale evento, chiamato dall’Inps “parto fortemente prematuro”, si verifica, il congedo si calcola aggiungendo ai 3 mesi post partum tutti i giorni compresi tra la data effettiva del parto e quella presunta, risultando così di durata complessivamente superiore rispetto al periodo di 5 mesi precedentemente previsto.
Tuttavia, nel caso in cui il parto avvenga prima della data presunta (ma non sia da considerarsi “fortemente prematuro”), le giornate non fruite durante il congedo ante partum dovranno essere godute alla fine del periodo di assenza post partum, nel limite complessivo dei 5 mesi previsti per l’astensione obbligatoria.
Nella circolare in commento, l’Inps specifica, inoltre, che gli ulteriori periodi riconosciuti alle lavoratrici madri nei casi di parto fortemente prematuro influiscono anche sulla durata del congedo di paternità, che coincide con il periodo di astensione obbligatoria post partum non fruito in tutto o in parte dalla madre per morte, grave infermità, abbandono del figlio o affidamento esclusivo dello stesso al padre.
Per gli eventi verificatisi anteriormente al 25 giugno 2015, data di entrata in vigore della riforma, e il cui congedo post partum non si era ancora concluso alla stessa data, è possibile riconoscere l’indennità di maternità anche per gli ulteriori giorni di congedo, a condizione che la lavoratrice si sia effettivamente astenuta dal lavoro nei periodi indennizzabili.
L’istanza volta ad ottenere il ricalcolo dell’indennità, ad integrazione della domanda telematica già presentata dalla lavoratrice, va presentata dalla stessa alla Sede INPS competente tramite posta elettronica certificata o in modalità cartacea per mezzo di raccomandata A/R, richiamando il numero di protocollo della domanda di maternità presentata telematicamente.
Per quanto riguarda la contribuzione figurativa, quest’ultima dovrà essere calcolata secondo i criteri previsti dall’art. 40 della Legge numero 183/2010 e, pertanto, sull’importo della normale retribuzione, intesa come somma di tutti gli elementi ricorrenti e continuativi, persa nel periodo di congedo.
Inoltre, visto che gli ulteriori giorni di congedo post partum riconosciuti dalla riforma allungano la durata complessiva del congedo post partum, occorrerà dare separata evidenza a questi periodi tramite l’utilizzo del nuovo codice evento PAP, avente il significato di “periodi di congedo maternità parto fortemente prematuro D.Lgs n.80/2015”.
Per quanto riguarda le ulteriori istruzioni relative alla compilazione del flusso uniemens si rinvia alla circolare in commento.
L’istituto precisa che entro il prossimo mese di luglio sarà data comunicazione avverrà l’aggiornamento delle applicazioni per l’acquisizione delle domande per via telematica.