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Lo stato di disoccupazione dopo il Dlgs 150/2015



Il Dlgs 150/2015 introduce importanti novità sulla definizione di soggetto disoccupato e inoccupato, chiarendo la funzione della dichiarazione di immediata disponibilità e i soggetti obbligati.

Il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, con la circolare n. 34 del 23 dicembre 2015 fornisce le prime indicazioni operative in merito alle novità introdotte dal decreto legislativo n. 150/2015 che riordina la normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive.
Con riferimento allo stato di disoccupazione, la cui definizione è contenuta nell’articolo 19 del suddetto decreto, il Ministero chiarisce che i requisiti per la sua sussistenza sono due, uno soggettivo e uno oggettivo. Il primo è l’essere privi di impiego, mentre il secondo consiste in una dichiarazione da cui si evince la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa ed alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro. Sulla dichiarazione si tornerà in modo più approfondito in seguito.
Lo stato di disoccupazione, ricorda il Ministero del Lavoro, è necessario per avere accesso alla NASPI e all’ASDI, alla DIS-COLL, oltre che per l’iscrizione nell’elenco tenuto dai servizi per il collocamento mirato.
Dalla circolare in commento si evince, inoltre, che lo stato di disoccupazione non rappresenta un requisito esclusivo in quanto l’assistenza nella ricerca di occupazione, nonché nell’orientamento verso percorsi di riqualificazione, non può essere negata a tutti i soggetti che la richiedano, anche nel caso in cui gli stessi siano semplicemente alla ricerca di una occupazione più conforme alle proprie aspettative. I soggetti realmente disoccupate avranno, ovviamente, la priorità nell’accesso ai servizi ed alle misure di politica attiva del lavoro.
Tornando alla dichiarazione di immediata disponibilità, il Ministero del Lavoro specifica che nelle more della piena operatività del portale nazionale delle politiche del lavoro, le stesse continueranno ad essere sottoscritte presso il centro per l’impiego o saranno rilasciate ai sistemi informativi regionali esistenti che già prevedono tale modalità.
Rimane invariata, tuttavia, la previsione secondo cui la domanda di ASpI, NASpI, DIS-COLL e indennità di mobilità, resa dall’interessato all’INPS, equivale a dichiarazione di immediata disponibilità.
Una volta divenuto pienamente operativo il suddetto portale nazionale, le registrazioni saranno effettuate sullo stesso e verranno successivamente instradate verso i sistemi regionali.
Al fine di evitare l’ingiustificata registrazione come disoccupati da parte di persone non immediatamente disponibili allo svolgimento di attività lavorativa, l’articolo 19 del decreto legislativo 150/2015 svincola da tale adempimento la fruizione delle prestazioni di carattere sociale, legandole esclusivamente alla condizione di non occupazione.
Pertanto, il Ministero del Lavoro specifica che sono in possesso dell’anzidetta condizione di non occupazione i soggetti che non svolgono attività lavorativa, in forma subordinata, parasubordinata o autonoma ovvero quelli che, anche svolgendo tali attività, ne ricavino un reddito annuo inferiore a quello minimo escluso da imposizione fiscale. Questo limite è pari, per il lavoro subordinato o parasubordinato, ad euro 8.000, e per quello autonomo ad euro 4.800.
Le norme contenute nel decreto legislativo 150/2015 trovano applicazione anche con riferimento al collocamento mirato, per quanto compatibili.
Nello specifico, visto che il requisito per l’iscrizione negli elenchi del collocamento mirato è lo stato di disoccupazione, trova applicazione l’articolo 19, comma 1, del decreto legislativo n. 150/2015 e quindi, la persona priva di impiego, che dichiara la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa ed alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro, si iscrive, di regola, nella lista dove ha la residenza.

Tuttavia il Ministero del Lavoro specifica che ...in caso di lavoro subordinato, non sia superiore al reddito minimo escluso da imposizione fiscale – pari, lo ricordiamo ad 8000 euro -, salvo il caso in cui la durata del rapporto di lavoro non sia superiore a sei mesi. In tal caso, l’iscrizione è sospesa per la durata del rapporto di lavoro.
Invece, in caso di lavoro autonomo o di esercizio di impresa individuale l’iscrizione nelle liste si conserva se il reddito non è superiore a 4800 euro.
Infine, si segnala che il disabile iscritto negli elenchi del collocamento mirato è tenuto alla stipula del patto di servizio personalizzato di cui all’articolo 20 del decreto legislativo numero 150/2015.