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LUL e le novità del decreto semplificazione



Una delle novità introdotte dal Dlgs 151/2015 è quella della tenuta del LUL in modalità telematica, oltre la revisione del sistema sanzionatorio.

Il Decreto Legislativo numero 151/2015, che ha introdotto diverse norme volte a semplificare e razionalizzare gli adempimenti in materia di lavoro, è intervenuto a innovare anche la disciplina del Libro Unico del Lavoro.
Con lo scopo di potenziare l’efficacia dei controlli volti a contrastare il lavoro nero, il decreto 151/2015, introduce una nuova modalità di tenuta e gestione del Libro Unico del Lavoro, che va a sostituirsi a quelle attualmente vigenti.
Ad oggi, infatti, il Decreto Ministeriale 9 luglio 2008 prevede che la tenuta e la conservazione del Libro Unico del Lavoro possa essere effettuata attraverso uno dei seguenti sistemi:
• elaborazione e stampa meccanografica su fogli mobili a ciclo continuo;
• stampa laser;
• supporti magnetici.
Questi metodi di tenuta diventeranno presto obsoleti, in quanto il Legislatore Delegato ha stabilito che, a decorrere dal primo gennaio 2017, il Libro Unico del Lavoro sarà tenuto in modalità telematica, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Per attuare questa disposizione da un punto di vista tecnico sarà, tuttavia, necessario un decreto del Ministero del lavoro, da emanare entro sei mesi decorrenti dal 24 settembre 2015 (data di entrata in vigore del decreto semplificazioni).
Oltre alle modalità tecniche, con il suddetto decreto saranno stabilite quelle organizzative per l’interoperabilità, la tenuta, l’aggiornamento e la conservazione dei dati contenuti nel libro unico del lavoro.
Anche se non immediatamente operativa, si tratta di una novità destinata ad avere un notevole impatto per tutti coloro che operano nell’ambito dell’amministrazione del personale.
Il Decreto semplificazioni è intervenuto a modificare anche il regime sanzionatorio applicabile in caso di irregolare tenuta del libro unico, sostituendo il comma 7 dell’articolo 39 del Decreto legge numero 112/2008.
Nello specifico, anche se per l’omessa o infedele registrazione dei dati, che determina differenti trattamenti retributivi, previdenziali o fiscali, resta invariata la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 150 ad euro 1.500, quest’ultima viene diversamente modulata a seconda del periodo e del numero dei lavoratori interessati dalla violazione.
La norma dispone, infatti, che se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori ovvero ad un periodo superiore a sei mesi la sanzione va da 500 a 3.000 euro. Altrimenti, se la violazione è riferita a più di dieci lavoratori ovvero a un periodo superiore a dodici mesi la sanzione va da 1.000 a 6.000 euro.
La norma fornisce, inoltre, una definizione delle violazioni che danno luogo all’applicazione delle sanzioni in commento. In particolare, ai sensi del novellato comma 7, la nozione di omessa registrazione si riferisce alle scritture complessivamente omesse e non a ciascun singolo dato di cui manchi la registrazione, mentre la nozione di infedele registrazione fa riferimento alle scritturazioni dei dati diverse rispetto alla qualità o quantità della prestazione lavorativa effettivamente resa o alle somme effettivamente erogate.
Sul punto il Ministero del Lavoro, nella recente circolare numero 26 del 2015, ha precisato che il concetto di infedele registrazione “va riferito esclusivamente ai casi di difformità tra i dati registrati ed il quantum della prestazione lavorativa resa o l’effettiva retribuzione o compenso corrisposto”.
Secondo il Ministero deve, quindi, essere esclusa “qualsiasi valutazione in ordine alla riconduzione del rapporto ad altra tipologia contrattuale ovvero in ordine alla mancata corresponsione di determinate somme previste dalla contrattazione collettiva applicata o applicabile”, rispetto alle quali rimane comunque salvo il potere del personale ispettivo di emanare la diffida accertativa, allo scopo di dare immediata tutela ai lavoratori interessati.
Il Ministero del Lavoro ricorda infine che alle condotte di omessa o infedele registrazione dei dati è equiparata, ai fini sanzionatori, anche la tardiva compilazione del Libro unico del Lavoro.
Il decreto semplificazioni ha riformulato anche l’articolo 5 della legge n. 4/1953, relativo alla mancata o ritardata consegna, ovvero all’omessa o inesatta registrazione sul prospetto paga, prevedendo una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 150 a 900.
Come per le sanzioni in materia di libro unico del lavoro la sanzione è aumentata in ragione del numero dei lavoratori coinvolti o del periodo interessato.
Nello specifico è prevista una sanzione che va da 600 a 3600 euro per le violazioni che si riferiscono a più di 5 lavoratori ovvero ad un periodo superiore a sei mesi e da 1200 a 7200 euro per le violazioni che si riferiscono a più di 10 lavoratori ovvero ad un periodo superiore a 12 mesi.