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Controlli a distanza: le novità per i controlli a distanza contenute all’interno del Jobs act



Lo scorso 11 giugno 2015 il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, ha approvato sei decreti...

Lo scorso 11 giugno 2015 il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, ha approvato sei decreti, di cui due in via definitiva e quattro in via preliminare tra cui quello contenene alcune disposizioni volte alla semplificazione ed alla razionalizzazione degli adempimenti a carico di cittadini e imprese.
Quest’ultimo provvedimento, modificando l’articolo 4 della legge n. 300/1970, introduce interessanti novità sul tema del controllo a distanza dei lavoratori. Queste modifiche, a detta del Ministero del Lavoro, sono state adottate per adeguare una norma vecchia di quarant’anni alle molteplici nuove tecnologie disponibili al giorno d’oggi. Si pensi, ad esempio, all’esplosione di personal computers, smartphones dotati di GPS, tablets e soprattutto alla diffusione di internet, strumento divenuto ormai indispensabile in quasi tutti i settori lavorativi.
Tramite questo tipo di dispositivi è, infatti, incredibilmente facile ottenere informazioni sull’utilizzatore e ciò ha creato non pochi problemi interpretativi e applicativi della disciplina sui controlli a distanza.
La nuova norma prevede che gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere utilizzati solo per esigenze organizzative e produttive per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale.
Sussistendo tali condizioni è possibile procedere all’installazione di questo tipo di strumentazione a patto, però, che sia stato precedentemente stipulato un accordo con le rappresentanze sindacali unitarie o aziendali.
Una delle novità riguarda il caso di imprese localizzate in diverse province della stessa regione o in diverse regioni le quali potranno stipulare l’accordo direttamente con le associazoni sindacali comparativamente più rappresentative invece che con le RSU o le RSA. Per le stesse imprese è previsto che, in difetto di accordo sindacale, l’autorizzazione possa essere dalla Direzione territoriale del lavoro o in alternativa, in caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più direzioni territoriali del lavoro, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
Il nuovo articolo 4 prevede inoltre che l’accordo sindacale o l’autorizzazione ministeriale non sono necessari in caso di assegnazione di strumenti utilizzati dal dipendente per lo svolgimento della prestazione lavorativa, anche nel caso in cui dagli stessi derivi la possibilità di un controllo a distanza del lavoratore.
Ovviamente, come fa notare il Ministero del Lavoro nel comunicato stampa del 18 giugno 2015, se tale strumentazione viene modificata col fine di controllare il lavoratore, si fuoriesce dall'ambito della disposizione perché da strumenti che "servono" al lavoratore per svolgere la sua attività lavorativa tali dispositivi si trasformano in strumenti che servono al datore per controllarne la prestazione.
Da ciò si evince che tali modifiche potranno avvenire solo alle condizioni precedentemente citate e cioè: la ricorrenza di particolari esigenze, l'accordo sindacale o l'autorizzazione.
La nuova norma, a detta del Ministero, tutela maggiormente il lavoratore rispetto a quella precedente in quanto, dispone sia che al lavoratore venga data adeguata informazione circa l'esistenza e le modalità d'uso delle apparecchiature di controllo sia che, con riferimento agli strumenti di lavoro, venga data al lavoratore adeguata informazione circa le modalità di effettuazione dei controlli, i quali, comunque, non potranno mai avvenire in contrasto con quanto previsto dal Codice privacy.
In caso di mancata informazione circa l'esistenza e le modalità d'uso delle apparecchiature di controllo e delle modalità di effettuazione dei controlli i dati raccolti non potranno essere utilizzati, anche con riferimento a finalità disciplinari.
In definitiva, il Ministero del Lavoro ritiene che non vi siano state “liberalizzazioni” dei controlli a distanza, ma piuttosto, siano state chiarite le modalità per l'utilizzo degli strumenti tecnologici impiegati per l’attività lavorativa ed i limiti di utilizzabilità dei dati raccolti con questi strumenti.
Nel contempo il Garante della Privacy si auspica che la norma riesca ad impedire "forme ingiustificate e invasive di controllo" dei lavoratori e "una indebita profilazione delle persone che lavorano".