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Recuperare il valore del lavoro, esperti a confronto
Riscoprire il bello del lavoro per migliorare la qualità della vita

Convegno-Inaz-2016

Convegno INAZ con Linda Gilli, Marco Vitale, Vittorio Coda, Giacomo Gatti, Alberto Quadrio Curzio, Saverio Gaboardi e Michela Spera. Esperienze diverse per ragionare su un tema finalmente al centro del dibattito pubblico, in una prospettiva cara al Cardinal Martini: quella della fiducia e della speranza


C’è il problema del lavoro al centro della crisi economica che perdura da anni. Un tema che è sempre stato centrale nell’attività di convegni e divulgazione portata avanti da Inaz e che ora, finalmente, torna a occupare un ruolo di primo piano nel dibattito pubblico. «Perché oggi lo scontro è tra i fautori del capitalismo finanziario dominante, che non crea sviluppo ma solo un’élite ristretta e ricca come mai nella storia, e chi vuole invece rimettere al centro la crescita e il lavoro, con la sua dignità». Sono le parole che l’economista Marco Vitale ha pronunciato al convegno “Recuperare il valore del lavoro” organizzato da Inaz, azienda italiana di software e servizi per la gestione delle risorse umane che proprio quest’anno festeggia il decimo anniversario dei suoi incontri dedicati alla cultura d’impresa. Da questi convegni è nata la collana editoriale “Piccola Biblioteca d’Impresa” che ha raccolto, in 14 volumi, riflessioni e testimonianze di una quarantina fra economisti, imprenditori, intellettuali di diversa provenienza e formazione.

E particolarmente ricco ed eterogeneo è stato il panel di testimoni per il convegno 2016, nel quale il tema del lavoro è stato affrontato, oltre che da economisti e sindacalisti, anche da prospettive insolite: il regista Giacomo Gatti ha preparato un excursus sulla rappresentazione del lavoro nel cinema, che di questo tema di è occupato fin dal primissimo film dei Fratelli Lumière - La sortie d’usine (L’uscita dalla fabbrica) del 1895 - con un impegno che continua fino a oggi.

L’obiettivo dell’incontro è stato sintetizzato da Linda Gilli, presidente e amministratore delegato di Inaz: «La concezione del lavoro in Italia è stata ed è, spesso, limitativa, perché il lavoro viene visto come mero strumento di produttività immediata. Però il lavoro occupa un terzo delle nostre vite ed è necessario che aziende e lavoratori ne mettano al centro il bello, la componente che fa sentire le persone realizzate e valorizzate, in un’ottica di costruzione del bene comune».

Proprio la componente umana è sempre stata al centro della riflessione del Cardinal Martini su lavoro e sviluppo, ha spiegato Alberto Quadrio Curzio: «Martini rifletteva sui temi economico-sociali rivolgendosi a credenti e non credenti, rifacendosi e andando oltre la Dottrina sociale della Chiesa. Un elemento originale nell’elaborazione del Cardinale è il concetto di solitudine della persona nell’impresa, che va superata con l’umanizzazione, l’attenzione, l’introduzione nell’azienda di spazi, anche minimi, di gratuità, e il concetto di laboriosità che non si identifica con quello di lavoro. Il tutto –ha puntualizzato Quadrio Curzio– affrontato in una prospettiva di fiducia e di speranza, che è stata sempre propria di Martini, anche di fronte alle sfide poste dalla tecnologia e dalla flessibilità».

A Saverio Gaboardi, presidente del Cluster Lombardo per la Mobilità, e alla sindacalista Fiom CGIL Michela Spera il compito di indicare nella pratica in quale direzione devono andare imprese e sindacato se vogliono contribuire a ricuperare il valore del lavoro. Gaboardi ha parlato dei risultati positivi del CLM in termini di lavoro e sviluppo: «Abbiamo un comparto che è in ripresa, l’Italia è tornata a essere produttore di veicoli, e la Lombardia va particolarmente bene perché ha lavorato sul concetto di cluster, che supera i distretti per guardare a tutto il mondo unendo imprese, università e associazioni, e le sostiene per dare loro competitività. Il comparto ha raccolto la sfida competitiva facendo un lavoro orizzontale, sulla filiera, con una mentalità orientata al cliente e generando uno scambio azienda/lavoratori basato sulla condivisione di idee». Michela Spera ha ricordato che «Il sindacato è speculare alla realtà che si trova di fronte, e se si trova di fronte un’azienda che innova e ha ben chiaro che è il lavoro che crea valore, allora si instaura una collaborazione». Un nodo critico è che sono le politiche del lavoro a mancare: «Le fabbriche non chiudono perché i lavoratori hanno troppi diritti, chiudono per mancanza di competitività. E per recuperare competitività e lavoro servono investimenti, risorse e soluzioni governate» ha concluso Spera.

L’economista Vittorio Coda ha chiuso il convegno tornando sul concetto del “bello del lavoro”: «Recuperare il valore del lavoro è un’operazione che dipende da una prospettiva individuale, organizzativa e di sistema economico-sociale. Vorrei porre l’accento sul primo punto, nella convinzione che l’incontro di oggi possa essere il punto di partenza per una trasformazione interiore. Sempre tenendo a mente il senso di fiducia ispirato dalle parole del Cardinale Martini: è possibile affrontare il cambiamento andando nella direzione del bello».

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